Il Sentiero Excalibur è probabilmente il cammino più famoso di Tonezza del Cimone: un itinerario semplice, perfetto anche per famiglie con bambini, che unisce paesaggi dolci a luoghi carichi di memoria.
Si parte tra ampie distese prative dalle linee morbide e ondulate. In primavera, i pascoli cambiano volto: il croco punteggia l’erba come un mantello chiaro, mentre l’altopiano si apre e si interrompe in piccole valli dietro Contrà Vallà. Da qui, lo sguardo corre verso gli ampi pascoli di Malga Toraro, che si allungano fino a Monte Toraro, con un grande anfiteatro naturale che comprende anche le cime dei Monti Campomolon, Melegnone e lo Spitz di Tonezza.
Il vecchio faggio e il Baito delle Coste
Uno dei punti più suggestivi del percorso è quello in cui appare un vecchio rustico che si specchia in una piccola pozza d’acqua: è il Baito delle Coste, una struttura in pietra rimasta fedele alla sua tipologia originaria. La parte inferiore era adibita a stalla, dove le mucche venivano radunate la sera al rientro dal pascolo; sopra, la tèsa (fienile) custodiva il fieno raccolto in estate. Accanto, un faggio secolare dalla chioma enorme domina la scena e rende il luogo ancora più iconico.
I sorprendenti larici: il “sentiero delle vacche”
Proseguendo si entra in un bosco di larici luminoso e ampio, noto come sentiero delle vacche: il nome richiama l’antico passaggio del bestiame verso i pascoli. Qui il tracciato è spesso delimitato da vecchi muretti a secco, costruiti con pietre ricavate in loco.
Contrà Vallà e la Valle dei Ciliegi
Contrà Vallà viene descritta come terra fertile: segale, patate, orzo, fagioli. L’acqua è limpida, sgorga da una piega della roccia ed è usata per abbeverare il bestiame; il bosco fornisce faggi e abeti per scaldarsi, produrre carbone e lavorare il legno. Intorno al 1860 nasce qui un piccolo nucleo abitativo: Contrà Vallà.
Poco oltre si apre la Valle dei Ciliegi, un luogo che invita al gioco e alle corse. I colori si mescolano: il giallo intenso dei botton d’oro, sfumature rosate per gigli, e poi orchidee e cardi. È uno spazio perfetto per “entrare” davvero nel cuore della natura.
Fortino, cave e sorgente: segni della storia
Il percorso porta anche a luoghi che raccontano un’altra epoca. Il fortino si raggiunge con un sentiero stretto tra due diramazioni (una verso la cava, l’altra verso la sorgente) ed è una struttura costruita sulla roccia dall’esercito austro-ungarico dopo l’invasione dell’altopiano il 15 maggio 1916, durante l’offensiva nota come Strafexpedition.
Le antiche cave si trovano percorrendo un sentiero a sinistra del fortino, attraversando un bosco di faggi e abeti dal terreno coperto di foglie secche: muretti a secco e vecchi scavi quasi interrati testimoniano come quest’area fosse, un tempo, un importante centro di lavoro.
La sorgente Canaletto racconta invece l’importanza dell’acqua: qui l’acqua affiorante riempiva una vasca di sasso che, secondo le testimonianze, era colma fino all’orlo. Un punto essenziale per i primi abitanti e per la fertilità della terra.
Trincea e terrazzamenti: l’incontro con il bosco
Superata la Valle dei Ciliegi, il sentiero sale leggermente fino a raggiungere una trincea, considerata risalente all’epoca della Grande Guerra, nata come rifugio sicuro per i soldati. Lungo il versante si notano anche antichi terrazzamenti: segni concreti del lavoro necessario per rendere coltivabile un territorio di montagna duro e complesso.
Nota utile
In caso di perdita del segnale GPS, è consigliato avere una cartina del Sentiero Excalibur scaricata sul dispositivo per viaggiare in sicurezza.