Sentiero del Tènele

Sentiero del Tènele

Descrizione del percorso

Partenza dalla Pontara: Si parte da località Pontara, situata lungo la strada tra le contrade Sella e Valle. Si prende il sentiero Excalibur, tra la casetta in legno dell’ex baito Tedetta, e si scende in direzione sud-ovest.

Il bosco del Surlo: Si entra nel giovane bosco di faggio detto del Surlo (denominazione che qualcuno fa derivare dal veneto surlo, maggiolino, o dal vicentino surlo, sughero, ma potrebbe essere molto più semplicemente una storpiatura o contrazione di “sull’orlo” o “su l’oro” in dialetto). In effetti il bosco e i campi sono sull’orlo della Val Barbarena.

Il costone del Tèssele: Il sentiero, dapprima in discesa e poi con saliscendi, taglia di traverso in direzione nord-sud il costone del Tèssele (dal cimbro “tasche”, ramo di conifera, o da “tescha”, “tezza”, o ancora, vista la forma dell’altura, da “tisch”, tavola). Al termine del bosco di faggio, da una radura, si ha una visione ravvicinata sul monte Tòrmeno. Ti pare di poter toccarlo. Si notano le sue stratificazioni sedimentarie e le profonde, franose incisioni verticali.

L’anfiteatro-scuola: A dieci minuti dalla partenza si arriva all’anfiteatro-scuola ricavato tra le rocce di Biancone che a scaglie formano anche il fondo del sentiero. Ascoltando in silenzio, si può sentire il rumore del torrente che sale dalla ripida valle.

Contrà Vallà o Bruchi: Poco dopo si entra nella conca di Vallà o Bruchi: la bella contrà è placidamente inserita nella piacevole scenografia della “valle dei ciliegi”. In primo piano si slarga una pozza (“possa Cavalà”), con il suo canneto di mazzesordo (Typha latifolia).

L’incrocio dei sentieri: Sulla destra del sentiero, ecco la spada nella roccia, che dà il nome di fantasia al percorso. Subito dopo un incrocio di sentieri: a sinistra si continua per l’Excalibur; a destra si scende verso il Canaletto (piccola vasca in pietra che raccoglie acqua sorgiva) e alla palestra di roccia o, girando a destra subito dopo l’incrocio successivo, a Rio Freddo per il sentiero di Costalunga (itinerario 9 di questa guida).

Il Fortino: Il presente percorso prosegue dritto. All’inizio, sulla destra, si può visitare “il fortino”, una postazione di artiglieria austriaca che mirava ad impedire possibili attacchi italiani dalla Valle di Rio Freddo. Da qui in avanti le postazioni e le trincee lungo il ciglio dell’altopiano sono numerose e sempre più frequenti man mano ci si avvicina alla sommità del Cimone.

Le cave di Rosso Ammonitico: Il sentiero prosegue in leggera salita, murato ai lati e con il fondo roccioso. Dopo un po’ si arriva ad un avvallamento e si incontrano le cave di Rosso Ammonitico del Lasse. La prima sulla sinistra è quella di Antonio Canale (detto Toni Picolo di contrà Vallà). Fu il capomastro e impresario della costruzione dell’Ossario del Monte Cimone, opera dalla quale traspare tutta la bravura di questo impresario-scalpellino. Vicino alla cava, come nelle altre che seguiranno, si trovano ancora pietre abbozzate, bocciardate, pietre per incompiuti scalini, lapidi o altro.

La cava dei Giamboni: Oltrepassato l’avvallamento, davanti sulla sinistra, ecco la cava Bertagnoli: conserva ancora le mura a secco con i sassi di scarto. Alla fine della salita si incontra l’arrivo del percorso fogazzariano e la cava di Diego Canale (detto Gego). La cava più importante si trova sul lato est del Lasse: è la cava dei Giamboni, che è stata scuola di formazione per tantissimi scalpellini tonezzani che hanno lasciato la loro impronta in Italia e all’estero su grandi palazzi e poderose dighe.

Il sentiero fogazzariano: Lasciato sulla sinistra il sentiero fogazzariano, si passa sopra la cava e si cammina lungo il ciglio della montagna che sprofonda su Rio Freddo. Poco avanti, prima che il sentiero giri leggermente a sinistra, si notano un’apertura tra gli alberi ed un sasso “fogazzariano”.

Il panorama dal “lastrone”: È il “lastrone sporgente fra gli abissi” dove mise piede Jeanne per contemplare “l’orribile Profondo, la mostruosa cintura di scogli, lunata e rientrante sotto le creste coronate di abeti, come una colossale onda che frangendo si rovescia all’indietro; ecco Rio Freddo, il pauroso confine del paradiso di Vena, la valle dell’Ombra della Morte”.

Il paesaggio stupendo: Il paesaggio, dato da un susseguirsi di orizzonti, è stupendo. In primo piano la Valle di Rio Freddo con le contrade di Draghi e dei Busati abbarbicate sul ripido pendio, quindi il Seluggio, il Tòrmeno, Malga Zolle, il Toraro, il Campomolon, lo Spitz, contrà Valle. In fondo a destra, sembra appartenere ad un altro mondo; più in là, partendo da sud, ecco il massiccio Priaforà-Novegno, i monti di Recoaro; più in alto fa da scenario il Pasubio, dagli Scarubbi a Cima Palon.

I costoni del Lasse e del Tènele: Si riparte con qualche metro in salita e si ridiscende poi tra le felci al colletto della Val del Pin che divide il costone del Lasse da quello del Tènele. Tutti questi costoni, in continua successione nel senso nord-sud lungo il ciglio del Cimone, hanno nomi precisi e distinti, segno di un loro trascorso ma intenso utilizzo agricolo. Ecco le Coste di Pettinà che daranno nome alla contrada, le Coste de Lain, abbiamo visto il Lasse, il Tèssele e il Tènele. Quasi tutti questi toponimi fanno riferimento ad antiche denominazioni cimbre: Lasse deriva da l’aiza (pascolo), Tènele da tanna (abete, piccolo abete); Lain potrebbe sempre significare costa, da laite; da Costa de Lain ha probabilmente origine il cognome Dellai.

Il Tasso (Taxus baccata): Allo sbocco della Val del Pin si percorre, sul lato ovest del costone, una vecchia trincea. Guardando a valle, si notano abbastanza numerose delle piante di Tasso (Taxus baccata), una pianta non frequente nelle montagne e velenosa in tutte le sue parti, tranne che nella polpa carnosa dell’arillo che contiene il seme; il frutto è assai appetito dagli uccelli che, defecando, propagano la pianta. Va ancora segnalato che il tasso contiene un principio attivo antitumorale.

Piazzale degli Alpini: Dopo quaranta minuti dalla partenza si esce sulla strada di penetrazione forestale che si percorre lungo il costone del Tènele fino arrivare ad una nuova sella dove la strada gira per scendere alla Busa Grande. La zona, come si può vedere, è ricca di capanni da caccia e di roccoli, a testimonianza di un altro antico mestiere. Nella zona detta del “Taolon” si prende il sentiero che sale partendo dalla curva della strada forestale. L’avvio si presenta bello largo, ma il tracciato si restringe a tre quarti della salita dove bisogna prestare attenzione a mantenere la giusta direzione sulla destra. Trincee e avamposti si fanno frequenti zigzagando tra i faggi.

Quota 1100 e il panorama: Raggiunta la quota 1100, dal costone si ammira il panorama già descritto dal fogazzariano Sasso di Jeanne, ma ampliato verso valle e sulla linea d’orizzonte ad ovest. Attraverso piacevoli saliscendi, gustando sempre il meraviglioso panorama che si apre di tanto in tanto passando vicino al ciglio dell’altopiano, in una decina di minuti si arriva sulla strada asfaltata che proviene da contrà Campana.

Piazzale Principe Umberto: Seguendo la strada si giunge ad un grande slargo chiamato Piazzale degli Alpini, in passato qualcuno lo chiamava anche Piazzale Principe Umberto. Sul fondo di esso, verso sud-ovest, parte la Strada degli Alpini, itinerario 8 di questa guida. Seguendo la strada asfaltata, trenta metri dopo il piazzale, parte il sentiero che conduce alla meta. Dapprima è dolce e sassoso, più avanti si farà più ripido.

La lapide dei Fucilieri della Carinzia: Al termine della salita si esce sulla strada sterrata che proviene dall’ultimo piazzale, dove ha termine la già incontrata strada asfaltata. Sulla sinistra una lapide ricorda i Fucilieri della Carinzia, custodi del Cimone austriaco durante l’ultimo periodo del primo conflitto mondiale.

L’Ossario del Monte Cimone: Subito dopo si sale allo stretto istmo che divide la valle dell’Astico dalla valle di Rio Freddo e che porta alla tanto contesa vetta. Infine per lunga gradinata si sale all’Ossario del Monte Cimone, a quota 1226, a circa due ore e dieci dalla partenza della Pontara.

Ritorno: Per il ritorno si può seguire a ritroso l’itinerario 6 e, alle stalle Boscati, deviare a sinistra per contrada Tezza e poi ancora a sinistra per Lain-Vallà.

Punti di interesse

Naturalistici:

  • Bosco di faggio del Surlo
  • Anfiteatro-scuola ricavato nelle rocce di Biancone
  • Possa Cavalà con canneto di mazzesordo
  • Piante di Tasso (Taxus baccata) lungo il ciglio
  • Panorami sulla Val Barbarena, Rio Freddo, Tòrmeno, Campomolon, Pasubio

Storici:

  • Spada nella roccia (sentiero Excalibur)
  • Il Fortino (postazione di artiglieria austriaca)
  • Trincee e postazioni della Grande Guerra lungo tutto il percorso
  • Cave di Rosso Ammonitico del Lasse (cave degli scalpellini tonezzani)
  • Cava dei Giamboni (scuola di formazione per scalpellini)
  • Lapide dei Fucilieri della Carinzia
  • Ossario del Monte Cimone

Letterari:

  • “Lastrone sporgente fra gli abissi” descritto da Antonio Fogazzaro
  • Sasso “fogazzariano” lungo il percorso

Curiosità

  • Surlo: potrebbe derivare dal veneto “surlo” (maggiolino) o essere una contrazione di “sull’orlo”, dato che il bosco è sull’orlo della Val Barbarena
  • Tèssele: dal cimbro “tasche” (ramo di conifera) o “tisch” (tavola)
  • Tènele: dal cimbro “tanna” (abete, piccolo abete)
  • Lasse: dal cimbro “l’aiza” (pascolo)
  • Lain: dal cimbro “laite” (costa) – da qui deriva probabilmente il cognome Dellai
  • La cava dei Giamboni è stata scuola di formazione per tantissimi scalpellini tonezzani che hanno lasciato la loro impronta su grandi palazzi e dighe in Italia e all’estero
  • Il “lastrone” è il luogo descritto da Fogazzaro dove Jeanne contempla “l’orribile Profondo”

Consigli pratici

  • Periodo consigliato: Primavera, estate e autunno
  • Equipaggiamento: Scarponi da trekking, abbigliamento a strati, acqua sufficiente
  • Attenzione: A tre quarti della salita dal Taolon il tracciato si restringe: prestare attenzione a mantenere la direzione sulla destra
  • Ritorno: Seguire a ritroso l’itinerario 6, deviando alle stalle Boscati per contrada Tezza e poi per Lain-Vallà
  • Collegamento: All’incrocio dei sentieri presso la spada nella roccia si può deviare per l’Excalibur o per il sentiero di Costalunga (itinerario 9)

 

Numero percorso
4
Zona:
Monte Cimone
Partenza
Località Pontara (strada tra le contrade Sella e Valle, presso l'ex baito Tedetta)
Arrivo
Ossario del Monte Cimone
Quota partenza
1084 m
Quota arrivo
1226 m
Dislivello
142 m
Tempo di percorrenza
Circa 3 ore e 30 minuti
Difficoltà
Percorso medio facile
Segnaletica
Segnaletica

Cosa vorresti cercare?

Natura autentica, avventura senza fine: tra boschi secolari e vette innevate il tuo rifugio perfetto in ogni stagione.