Sentiero dei Tronconi

Sentiero dei Tronconi

Descrizione del percorso

Partenza: Si parte da Tonezza centro, dal parcheggio adiacente ai Campi da Tennis. Andando verso sud, subito dopo il parcheggio, a destra parte una strada bianca per il campo da calcio. Qui si trovava il vecchio sedime del sentiero dei Tronconi che puntava dritto perpendicolare a contrà Via; in questo tratto era denominato Retévre (dal cimbro “raite-hever”, che significa salita a cavallo).

Il sentiero delle Fontanelle: Andando avanti, dopo il parco giochi e prima di un altro campo da calcio, parte il sentiero delle Fontanelle: un bel sentiero selciato e dotato di scalini in diagonale per lo scolo delle acque, utilizzato dagli abitanti delle contrade alte per scendere in centro. Questo è il nostro avvio. Si segue il sentiero delle Fontanelle (descritto nell’itinerario 22) fino a contrà Sella.

La Pracca: Arrivati a contrà Sella si procede lungo la provinciale, che dal 1960 ha incorporato il vecchio sentiero, e si sale alla Pracca (trenta minuti dalla partenza). La Pracca era un incrocio importante in passato: qui transitava la strada della Vena che saliva passando per contrà Fontana e Grotti; qui arrivavano i sentieri delle vacche che salivano alle stalle del Monte e ai pascoli alti sia da contrada Sella sia da Fontana Grotti. Quassù, essendo un posto ventilato, si veniva a battere con il dojaro le spighe d’orzo per separare i chicchi dalla pula; qui confluiva il legname dello Spitz.

Il sentiero dei Tronconi: La Pracca sarà anche il punto di partenza dell’itinerario 3. Si prosegue dritti per il larghissimo sentiero dei Tronconi che cammina per un centinaio di metri su un sedime di scaglie di Biancone. Traversata la strada asfaltata che porta alle Stalle del Monte si prosegue dritti. All’incrocio con il sentiero che saliva da contrà Grotti, ora infestato da rovi, il sentiero si restringe e piega a sinistra.

Le stalle e la Val dela Fontanela: Si procede passando dietro ad alcune vecchie stalle, distanziate tra loro; alcune sono state recentemente sistemate e trasformate in pseudo abitazioni. Dopo la terza stalla si sorpassa una piccola valle, la “Val dela Fontanela” che aveva una sorgente che sgorgava perenne ed era usata da chi lavorava nei campi di patate sottostanti o da chi portava le vacche alle stalle del Monte. Vista dall’alto, si nota che la valle è ben profonda fin sotto contrada Valle, segno che un tempo il corso d’acqua che la percorreva aveva una certa portata.

La Possa del Giasso: Dopo la valletta e il quarto baito si monta sulla strada per il Passo della Vena. Fatti pochi metri, si vede sulla sinistra una grande pozza “la Possa del Giasso”, che ora, nonostante i tentativi di impermeabilizzazione, risulta quasi sempre asciutta; una volta essa abbeverava un centinaio di vacche che qui venivano al pascolo.

La mulattiera dei Tronconi: Al vicino tornante della strada parte la mulattiera che in questo tratto conserva il nome “dei Tronconi”. È un sentiero ben marcato che taglia il versante sud dello Spitz da est verso ovest con una pendenza continua e costante. È arginato a valle da un muretto a secco, in certi punti costruito con maestria per ottenere una buona solidità, inoltre è dotato di fori per lo scarico delle acque; il sentiero presenta un fondo ben compattato o dato talora da roccia viva.

Origine del nome “Tronconi”: Il nome e la tecnica costruttiva fanno ben capire che esso un tempo è stato utilizzato da minatori, boscaioli, mercanti e vaccari. Il sentiero sembra dividere, secondo un vecchio piano di utilizzo agronomico, la parte a valle (destinata a pascoli e prati) dalla parte a monte (occupata dagli antichi livelli comunali a bosco, detti anche ronchi – da roncare, roncola).

Panorami lungo il percorso: Lungo il percorso verso sud si può ammirare la Val Barbarena Bastarda e di Rio Freddo in tutta la sua lunghezza. Sulla sinistra orografica di essa si leva il monte Cimone con le sue pendici, sulla destra le gobbe del Tòrmeno e più sotto la grande radura del Seluggio. Più avanti, guardando verso ovest, si notano le pendici del dormiente Toraro ed il groppone antennato del Campomolon, sullo sfondo il Pasubio.

La Possa del Giasso e il Passo della Vena di Sotto: In una ventina di minuti dalla “Possa del Giasso” si esce di nuovo sulla strada della Vena che giunge quassù dopo aver fatto l’unico tornante del percorso. Siamo ormai nei pressi del Passo della Vena di Sotto. Prima del passo (e anche dopo) si possono notare degli avvallamenti e delle pietre con patina di “ruggine” che fanno ricordare l’antica escavazione del ferro.

La lapide storica: Appena sulla strada della Vena, a sinistra, in roccia, si nota una lapide che ricorda la ricostruzione della strada dopo il primo conflitto mondiale per iniziativa del Marchese Roi.

Il Passo della Vena di Sotto: Il Passo della Vena di Sotto è arginato a sinistra dal cocuzzolo della “Sima dei Catùrni”, comunemente chiamato dai montanari “monteselo” e da altri “veneta”. Il nome deriva da Coturnice, uccello (come il Francolino) non più esistente sull’altopiano di Tonezza.

Il Passo della Vena di Sopra: In una decina di minuti si raggiunge il Passo della Vena di Sopra, spartiacque tra la Val della Vena-Rio Freddo e la Val d’Astico. Verso nord si erge ora imponente il Becco di Filadonna, a destra l’Altopiano di Lavarone, sotto in primo piano ecco il passo Restele con la Chiesetta a S. Giovanni Gualberto, patrono dei Forestali, costruita nel 1961. (Restele, deriva da rast, termine cimbro per indicare sosta, tappa, piccola sosta). Il Passo della Vena di Sopra è a quota 1534, ad un’ora e mezza circa dalla partenza.

Verso la vetta: A destra parte il sentiero per la meta finale. Si taglia di traverso, verso sud-est, i pascoli dell'”Orba de Taccon” per poi ripiegare in un leggero falsopiano verso est. Si passa sotto al primo cocuzzolo dello Spitz detto “Pala Picola”, frequente stazione di un gruppo di camosci, si passa davanti ad alcune gallerie rifugio (opere della Grande Guerra), e dopo una leggera discesa, una curva e una breve salita, si arriva ad un piccolo valico che separa la “Pala Bianca” (seconda punta) a sinistra dalla “Pala Grande” a destra (terza punta principale).

La Pala Bianca: La visione sul retro è un po’ inquietante, ma suggestiva, quasi dolomitica. Sulle rocce della “Pala Bianca”, nel lontano 1951, ci fu la prima e per fortuna unica vittima dello Spitz, mortale disgrazia dovuta alla raccolta delle stelle alpine.

L’ultima salita: Si riparte per l’ultima salita. Finita la vegetazione arborea, rimangono solo mughi e pietre. Il panorama si fa sempre più ampio, tutt’intorno si spazia dalla visione degli altopiani alle Alpi, dall’Adamello alle Dolomiti. Fatti gli ultimi tornantini, si raggiunge la Croce del Monte Spitz (circa due ore dall’avvio). Per una descrizione dei panorami si consiglia di vedere la rotonda pietra di orientamento.

Ritorno: Per scendere a Tonezza centro variando itinerario, dal Passo della Vena di Sotto si può scendere per la strada asfaltata fino al primo tornante (tornante del Capo) e seguire poi l’itinerario 1. Si può raggiungere il Tornante del Capo anche dalla Possa del Giasso, risalendo un po’ la strada asfaltata.

Punti di interesse

Naturalistici:

  • Val Barbarena Bastarda e Rio Freddo
  • Monte Cimone e le gobbe del Tòrmeno
  • Radura del Seluggio
  • Pascoli dell'”Orba de Taccon”
  • Camosci presso la “Pala Picola”
  • Panorama a 360 gradi dalla vetta

Storici:

  • Sentiero delle Fontanelle (antico selciato)
  • La Pracca (antico crocevia)
  • Mulattiera dei Tronconi (costruita da minatori e boscaioli)
  • Lapide commemorativa del Marchese Roi
  • Gallerie rifugio della Grande Guerra
  • Chiesetta di S. Giovanni Gualberto al passo Restele (1961)

Punti panoramici:

  • Passo della Vena di Sotto: vista sulle antiche escavazioni del ferro
  • Passo della Vena di Sopra (1534 m): Becco di Filadonna, Altopiano di Lavarone
  • Valico tra Pala Bianca e Pala Grande: vista dolomitica
  • Croce del Monte Spitz: panorama completo con pietra d’orientamento

Curiosità

  • Retévre: dal cimbro “raite-hever”, significa “salita a cavallo”
  • Tronconi: il nome indica che il sentiero era usato da minatori, boscaioli, mercanti e vaccari; divideva la zona dei pascoli (a valle) dai boschi comunali detti “ronchi” (a monte)
  • Sima dei Catùrni: il nome deriva dalla Coturnice, uccello non più presente sull’altopiano
  • Restele: dal cimbro “rast”, significa sosta o tappa
  • Pala Bianca: nel 1951 fu teatro dell’unica vittima mortale dello Spitz, durante la raccolta di stelle alpine
  • La Possa del Giasso un tempo abbeverava circa cento vacche

Consigli pratici

  • Periodo consigliato: Primavera, estate e autunno
  • Equipaggiamento: Scarponi da trekking, abbigliamento a strati, acqua sufficiente
  • Segnaletica: Seguire il segnavia CAI 537 bianco-rosso
  • Variante ritorno: Dal Passo della Vena di Sotto si può scendere per la strada asfaltata fino al tornante del Capo e seguire l’itinerario 1
  • Collegamento: Questo sentiero si collega all’itinerario 3 (Sentiero della Vena) alla Pracca
Numero percorso
2
Luogo
Monte Spitz
Difficoltà
Medio
Lunghezza
6 km
Dislivello
720 m
Partenza
Tonezza centro, parcheggio adiacente ai Campi da Tennis
Arrivo
Croce del Monte Spitz
Quota partenza
977 m
Quota arrivo
1694 m
Tempo di percorrenza
Circa 3 ore e 30 minuti
Segnaletica
CAI segnavia 537 bianco rosso

Cosa vorresti cercare?

Natura autentica, avventura senza fine: tra boschi secolari e vette innevate il tuo rifugio perfetto in ogni stagione.