Descrizione del percorso
Il Sentiero della Tarbisa è un percorso che si snoda in parte su vecchi sentieri di boscaioli e delle vacche, in piccola misura su sentieri militari, e nella parte sommitale su un tracciato aperto di recente, attraversando zone che non sono mai state interessate da usi agricoli.
Partenza e primo tratto: Si prende il sentiero che parte sopra il parcheggio del cimitero di Tonezza, alla fine di Via Roma. Il tratto iniziale è pianeggiante e concede una visione dall’alto del cimitero, spostato in questo luogo dopo il primo conflitto mondiale. Interessanti le opere murarie in pietra locale della cella mortuaria e del muro di sostegno a valle, eseguite con grande maestria dai locali scalpellini.
Attraverso il bosco: Il sentiero procede in piano per 7-8 minuti. Di tanto in tanto si incontrano deviazioni verso il basso o verso l’alto: le prime portavano a terrazzamenti coltivati a patate, segale o orzo, le seconde verso piccoli pascoli e baiti. Ora tutto è abbandonato ed occupato da noccioli e faggi.
Il bivio: Si arriva ad un bivio dove il sentiero dritto scende verso Forni e Valpegara (sentieri relativi alla Val d’Astico), mentre quello a sinistra sale. Si procede per quest’ultimo che taglia di traverso un bosco di faggi e maggiociondoli. Dopo un tratto dove il sentiero marcia lungo un muretto di confine, si arriva ad una radura (circa 20 minuti dalla partenza): a sinistra parte una carrareccia per Ospoli e contrà Grotti, a destra si varca un “bajon” (termine dialettale che deriva da vajont o vajo, per indicare un varco tra i muretti di confine).
Il Coconeche: Si segue il sentiero che procede in piano verso nord, camminando in una bella faggeta. Al bivio successivo si gira a sinistra. In alto si incominciano a vedere dei bei larici e il ciglio di un pianoro. Finito il tratto in salita, si incontra un largo sentiero che si segue andando a destra. Ancora un centinaio di passi e si arriva al cocuzzolo del Coconeche (termine cimbro per indicare un costone che ribolle, in effetti il posto sembra un bubbone). Si tira il fiato e si gusta il bellissimo panorama sulla Val d’Astico.
Panorama dal Coconeche: Partendo da sinistra, ecco il Monte Spitz (la meta dell’escursione), poi lo Scoglio dell’Aquila, i Siroccoli; in basso, nel fondovalle, si scorge l’abitato di San Pietro Valdastico; a fianco del paese, a sinistra, si apre la Val Torra, ex confine di stato sino al 1918 (Tor, Tuar in cimbro significa porta, la valle infatti era l’antico accesso alle vie d’Alemagna); si nota anche la strada della Cengela che entra in Val Torra; sullo sfondo emergono Cima Larici, Monte Verena e a destra Cima Campolongo.
Verso la strada provinciale: Alla fine dell’ultima rampa si sbuca sulla strada provinciale che porta ai Fiorentini: a sinistra parte la strada per il passo della Vena, alle spalle c’è il Chiosco Alpino, sulla destra si riapre il panorama visto dal Coconeche, ma arricchito della visione del paese di Luserna e dei monti Manderiolo, Larici e Portule, tra i più elevati dei Sette Comuni. Si è a circa 40 minuti dalla partenza.
La Tarbisa: Si procede e si arriva ad un piccolo valico e ad un grande pascolo che danno il nome al luogo: Tarbisa (dal cimbro Tor, porta, e “bisa”, prato o pascolo). Il pascolo sul versante sud, ora infestato da ginepri e da alberi d’alto fusto, è una delle poche proprietà comunali ed è rimasta tale perché qui tutti avevano la possibilità di scavare sabbia per la malta “bastarda”, usata per la costruzione delle case.
Le postazioni militari: A destra parte in discesa un largo sentiero che si congiunge con la strada provinciale. Si sale dritti, si passa davanti ad una galleria (sempre opera della prima guerra mondiale), si supera un pascolo e con un paio di tornanti si raggiungono le postazioni cannoniere italiane del tornante del Capo. Si transita davanti alle postazioni e si gira a destra.
La cresta della Retta: In altri sette minuti si arriva sulla cresta della Retta, chiamata così perché da qui alla Pala Grande (la vetta) il monte disegna una linea retta. Lungo questo tratto, oltre ai panorami verso sud est, si apre una finestra sulla Valle di Menore (o Val del Menaore come è chiamata in loco) con in fondo le cave di Casotto. Cave che rimuovono i sedimenti franosi del Monte Spitz, frutto di antichi e terribili terremoti. Uno sguardo verso l’alto e si vede a portata di mano la cima dello Spitz con la sua imponente croce metallica; verso ovest si elevano i Monti Toraro e Campomolon.
L’ultimo tratto: Dopo altri otto minuti di saliscendi lungo la Retta, con passaggi stretti tra e sopra le rocce, si arriva alla base della Pala Grande. Tirando il fiato per l’ultimo balzo, si può ammirare, in basso verso sud, contrà Valle, la Valle di Rio Freddo, le valli di Barbarena con a monte le Zolle (o Sole); ad ovest del Priaforà appaiono sullo sfondo le montagne di Recoaro e più a destra il Massiccio del Pasubio dagli Scarubbi a Cima Palon.
La vetta: Il sentiero riprende in salita con serie di tornantini, a tratti è stretto, a tratti più marcato. La meta è lì a portata di mano, ma non si vede. Dopo una decina di minuti di ripida salita, ecco si è alla base della Croce del Monte Spitz. In circa due ore dalla partenza si è giunti alla meta. Tirato il fiato, si può gustare un paesaggio a 360 gradi seguendo le indicazioni sulla pietra rotonda d’orientamento, collocata dalla Sezione Alpini di Tonezza. La croce, alta sedici metri circa, fu innalzata dagli Aclisti Vicentini in occasione dell’anno santo del 1950.
Punti di interesse
Naturalistici:
- Faggeta con maggiociondoli lungo il percorso
- Larici nella parte alta
- Possibilità di avvistare camosci nella radura sotto la seconda cresta dello Spitz
- Panorami sulla Val d’Astico, Val Torra, Altopiano dei Sette Comuni
Storici:
- Cimitero di Tonezza con opere murarie in pietra locale
- Postazioni militari della Prima Guerra Mondiale
- Galleria militare
- Postazioni cannoniere italiane del tornante del Capo
- Trincee e difese italiane costruite per fermare la Strafexpedition del maggio 1916
Punti panoramici:
- Coconeche: vista sulla Val d’Astico e San Pietro Valdastico
- Chiosco Alpino: panorama su Luserna e monti dei Sette Comuni
- Cresta della Retta: vista sulla Valle di Menore e cave di Casotto
- Vetta del Monte Spitz: panorama a 360 gradi
Curiosità
- Il nome Tarbisa deriva dal cimbro “Tor” (porta) e “bisa” (prato o pascolo)
- Il Coconeche è un termine cimbro che indica “un costone che ribolle” – il posto infatti sembra un bubbone
- Il termine bajon deriva da “vajont” o “vajo” e indica un varco tra i muretti di confine
- La Val Torra era l’ex confine di stato fino al 1918; “Tor/Tuar” in cimbro significa “porta” perché la valle era l’antico accesso alle vie d’Alemagna
- La Croce del Monte Spitz, alta circa 16 metri, fu innalzata dagli Aclisti Vicentini per l’anno santo del 1950
- Esiste un’idea di realizzare un bivacco sul pianoro dello Spitz per valorizzare ancora di più questa splendida cima
Consigli pratici
- Periodo consigliato: Primavera, estate e autunno. In inverno il percorso può essere innevato e richiedere attrezzatura adeguata.
- Equipaggiamento: Scarponi da trekking robusti (il terreno è vario con tratti rocciosi), abbigliamento a strati, acqua sufficiente.
- Attenzione: Nella radura sotto la seconda cresta è facile incontrare camosci. Sono curiosi ma timidi: non bisogna aver timore né creare disturbo per allontanarli.
- Ritorno: Per il ritorno si consiglia di seguire l’itinerario 2, scendendo a destra per il Passo della Vena e il Sentiero dei Tronconi.
- Alternativa: Se si volesse terminare la passeggiata prima della vetta, si può uscire al tornante del Capo e seguire in discesa la strada della Vena.